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Ducati Daytona Cook Neilson's Replica by Noel Rowlette from GB

The Cook Neilson (and Phil Schilling) legend

The Cook Neilson (and Phil Schilling) legend

http://teambenzina.blogspot.com/2009/11/cook-neilson-and-phil-schilling-legend.html

Us Europeans know the Ducati bevel twin legend was forged in the heat of two battles - Paul Smart at Imola in '72, and Mike Hailwood at the IOM in '78. What some forget is that the stool this legend sits upon has a third leg - Cook Neilson's win at Daytona in 1977.

Cook and Phil Schilling ran Cycle, the largest  and (in TB's opinion) at the time finest bike mag on the planet. Somehow they found the time to buy, race and develop a Ducati 750SS - aka the Californian Hot Rod. And by tune we don't mean bolt aftermarket bits on - Harley valves were made to fit, bespoke gearboxes were made and many dyno runs were done.


Finally they beat allcomers in the Daytona Superbikes race in March '77, against the Yoshi Kawasakis of Dave Emde and Wes Cooley, pushing Reg Pridmore's Beemer and Mike Baldwin's Guzzi down to 4th and 5th. In other words a couple of amateurs beat a bunch of pros on big money rides.
Smarty and SMBH's achievements stand as magnificent, but they were hired guns on racebikes prepped and primped by pro tuners. Neilson and Schilling were journalists living a dream, and managed their win with a mix of grease and ink under their fingernails. That's a hell of an achievement, and because all this got reported to the largest motorcycle market in the world, perhaps commercially more valuable to Ducati than the Imola or TT wins.

Thanks to Vicki Smith of ducati.net for the picture
Posted by at 14:27
 Paul Smart a Imola nel '72, e Mike Hailwood al IOM nel '78. Ma i più non conoscono una terza leggenda di quei magnifici anni, durante i quali si viveva un "motociclismo mitologico": la leggenda di Cook Neilson's che vince a  Daytona nel 1977

Cook Neilson (nato il 24 agosto 1943) è un ex giornalista ed ex pilota di moto da corsa, americano. E’ entrato nella storia di Ducati per la sua bellissima vittoria sul circuito di Daytona nel 1977, con la California Hot Rod, una 750 SS preparata dal suo amico Phil Schilling. Questa affermazione, rappresenta la prima volta di una moto italiana in una gara per le derivate di serie negli Stati Uniti, tanto che lo si può definire un evento “storico” e sull’onda di tale successo aumentarono le vendite di Ducati negli USA. A metà degli anni Settanta la presenza della Casa di Borgo Panigale negli Stati Uniti era visibile solo attraverso lo Scrambler, un modello off road importato dai fratelli Berliner. Ma nel 1977 le cose cambiarono grazie al memorabile trionfo di Cook Neilson sulla pista ovale di Daytona. Pilota e giornalista, si è laureato all’università di Princeton. Con le sue credenziali accademiche, Neilson sembrava destinato a Wall Street, invece la sua carriera si avviò al giornalismo sportivo: scriveva per la famosa rivista Cycle, specializzata in motociclismo. La sua carriera inerente alla carta stampata ebbe inizio nel mese di settembre, 1967 come aiuto editore, venne promosso alla qualifica di Editore nel 1969. Si dimostrò da subito molto brillante e contribuì non poco al successo che la rivista per la quale lavorava. Proprio per questo Neilson aveva mostrato una buona conoscenza della storia e delle caratteristiche della Ducati, una marca che lo aveva affascinato da tempo. Sulla sua rivista si potevano leggere prove in cui venivano comparate moto italiane e moto giapponesi, sempre realizzate con rigore e imparzialità. Già da quando era molto giovane, Cook era rimasto sedotto dal particolare suono dei propulsori bicilindrici americani delle Harley-Davidson, tanto che iniziò una carriera sportiva a livello locale nella categoria drag racing con la sua Sportster. Nel 1973 provò una Ducati 750 GT per scrivere un articolo comparativo sulla rivista e subito capì quanto carattere e fascino avesse quella moto. La similitudine tra i motori a distribuzione desmodromica e quelli della Harley-Davidson (che allora era non solo un produttore di moto custom ma anche di moto da corsa su pista) fece sì che il suo stile di guida si adattasse rapidamente alle peculiari doti della Ducati. Egli fu sorpreso soprattutto dal fatto che, pur con meno potenza rispetto alle moto concorrenti, la GT si dimostrasse più efficace in circuito. Nel 1975 Cook volle tentare l’impresa di partecipare alla prestigiosa gara riservata alle moto derivate dalla produzione sul circuito di Daytona, un appuntamento molto speciale nel mondo del gare americane, a motivo delle insidiose curve paraboliche, che rendevano le gare che vi si disputavano molto spettacolari. Bastava un errore e in pochi attimi un pilota, ed il pubblico, potevano passare dalla grande euforia al panico. La Ducati con la quale Neilson partecipò era la 750 SS, eletta dai lettori di Cycle la favorita per la vittoria finale. La scommessa era rischiosa, poiché tra il risultare favoriti a livello strettamente teorico e il mantenere le aspettative in pista in una gara di alto livello correva molta differenza. Ma come diceva Neilson “bisogna sperare che il lavoro ben fatto attiri la fortuna”. Per questo motivo Cook affidò la preparazione della moto al suo amico Phil Schilling, un fanatico delle due ruote italiane e giornalista anch’egli. Entrambi avevano il sogno di vincere a Daytona con una Ducati preparata e pilotata da loro stessi. Il nome che scelsero per la moto fu California Hot Rod. Era un’impresa davvero difficile, considerando che in quella gara così famosa si iscrivevano moto giapponesi a 4 cilindri, BMW assistite direttamente dalla fabbrica tedesca e piloti con molta più esperienza del giornalista americano. Quando la moto fu pronta per scendere in pista per le prime prove Cook e l’amico si resero conto che il telaio non reggeva a dovere l’importante aumento di potenza e coppia che la elaborazione aveva reso al bicilindrico italiano. Il telaio infatti rischiava di rompersi durante la gara, sottoposto alle nuove e maggiori sollecitazioni. Quando finalmente il problema fu risolto, irrobustendo a dovere lo chassis, Cook si mostrò ottimista rispetto alla possibilità di ottenere un buon risultato. Durante la gara la Ducati funzionò alla perfezione; in un eccesso di focosità Cook uscì di pista ma poté rientrare, stando da quel momento molto attento alle zone più insidiose del tracciato. Questa esperienza gli fece capire su quali caratteristiche della sua moto puntare maggiormente: la grande stabilità e l’aerodinamica della carenatura. Queste qualità costituirono un vantaggio nei lunghi rettilinei del circuito di Daytona, come avrebbe poi dimostrato l’anno seguente. Nel 1976 fu inaugurata una nuova categoria, la ‘Produzione’. A essa potevano partecipare moto di serie con poche modifiche autorizzate dal regolamento tecnico. Questo favoriva i Team dai mezzi modesti, come quello di Neilson, che finalmente poteva intravedere la possibilità di realizzare il suo sogno. Se voleva puntare alla vittoria doveva però migliorare le prestazioni della sua Ducati. A parte l’aumento di cilindrata a 883 cc, Schilling si sforzò di migliorare ogni pezzo della moto. La meticolosa preparazione trasformò la sua Ducati in una efficace moto da corsa, e Neilson riuscì a portarla in terza posizione, dietro soltanto alle due BMW ufficiali. Sembrava che il Team avesse trovato una buona linea di lavoro per lo sviluppo tecnico della moto. Schilling si servì anche dell’esperienza del team spagnolo Grau-Canella, vincitore nel 1975 della 24 Ore del Montjuich con una Ducati 860. Finalmente si raggiunsero i 90 CV di potenza, ma soprattutto fu messa a punto una ciclistica molto equilibrata. L’11 marzo del 1977 Neilson prese il via della gara di Daytona. Malgrado le insidie della Kawasaki di Dave Emde e della Kawasaki Yoshimura di Wes Cooley, la Ducati tagliò la linea del traguardo in prima posizione. Con questa vittoria il Team americano realizzò il suo sogno e Fabio Taglioni, il progettista di quella fantastica moto, insieme a tutti i lavoratori della fabbrica bolognese fecero una gran festa per quello splendido trionfo: una Ducati aveva vinto una prestigiosa gara dall’altra parte dell’Atlantico! Anche un’altra 750 SS, pilotata da Kurt Liedman, ottenne un ottimo risultato concludendo la gara in settima posizione. Questa vittoria non fu tanto clamorosa come quella di Paul Smart a Imola nel 1972 e come quella di Mike Hailwood all’Isola di Man, ma contribuì in maniera determinante a far conoscere negli Stati Uniti il nome e la storia di Ducati, suscitando presso gli appassionati d’Oltreoceano grande ammirazione e rispetto. Sempre nel corso del 1977, Neilson ottenne una serie di secondi posti: a Laguna Seca (California), Sears Point, e ad Riverside International Raceway (California).






Nel 2006, la Ducati ha annunciato di esser intenzionata a mettere in produzione una replica in edizione limitata (coadiuvata dalla NCR Racing) della 750SS con cui Nielson ottenne la vittoria a Daytona. Sempre nello stesso anno, il bravo pilota statunitense è stato iscritto a pieno diritto nella Ducati North America Hall of Fame e nella AMA Motorcycle Hall of Fame. Il 15 settembre 2008 Cook Nielson, provando una Desmosedici RR, ( replica stradale della Ducati Moto GP, prodotta in 1500 esemplari) ha avuto un incidente. Fortunatamente ne è uscito illeso.

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