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Ducati "La Gjiegjia"

La Gjiegjia

(fonte: www.caferacerculture.net)

 


 

La moto nasce su base ss 900 a iniezione. Le prime modifiche hanno riguardato il
telaio. La parte posteriore è stata tagliata per accorciare la moto. Nel telaietto
posteriore è stato conservato l’andamento del tubo superiore, mentre quello
inferiore è stato tagliato e piegato sia verso l’alto sia verso l’interno per
congiungersi a quello superiore in modo tale da poter stringere la parte posteriore
per poter alloggiare il codino di larghezza decisamente più ridotta rispetto
l’originale. Queste parti sono state lavorate in maniera tale da non far percepire
nessuna saldatura o modifica,sia al tatto che alla vista, in modo che il telaio
conservasse una linea unica nel tubo inferiore per dare leggerezza estetica. La
leggerezza è stata anche ottenuta dal triangolo che ora i due tubi del telaietto
posteriore formano. La moto infatti anche a telaio nudo, conserva nella sua parte
posteriore leggerezza e snellezza. Sempre a telaio nudo, si può notare che il
telaietto sotto sella è stato creato anch’esso in tubi per non sembrare una parte
a sé rispetto al resto del telaio. Anche qui, alcune saldature non sono distinguibili
mentre quelle che legano il telaietto sottosella al telaietto posteriore sono state
lasciate in vista per seguire lo stilema utilizzato dalla casa nel resto del telaio. Il
telaio poi ha visto la rimozione di tutti i supporti per le carene ormai non più
necessari e parte dei supporti del cablaggio per conservare una pulizia del famoso
“traliccio”. Chiaramente, nei punti interessati da queste modifiche non si scorge
nessuna imperfezione tale da far pensare la presenza in passato di qualche pezzo
ora in disuso. Il telaietto anteriore è stato completamente eliminato, è stato
conservato solo l’attacco originale di quest’ultimo al telaio. Questo pezzo è ora
montato capovolto rispetto alla sua posizione originale andando ad essere
utilizzato come supporto per il faro al telaio: all’interno, 3 boccole, 2 solidali al
supporto una solidale alla piastra che regge il faro al supporto faro stesso,
formano una prima regolazione per l’altezza della luce. Il movimento è permesso
attraverso l’allentare di un bullone (scelto non a caso come forma della testa) che
va ad utilizzare una delle boccole solidali al supporto, filettata, come bullone. Il
faro proviene da un Kawasaki Drifter 800. I cerchi provengono da uno sport 1000.
L’adattamento di quest’ultimi ha visto la sostituzione dei cuscinetti, delle boccole
reggispinta interne al mozzo del cerchio, nuovi spessori di centraggio e la modifica
del supporto pinza posteriore. Anche le pedane provengono da un sport 1000. Il
serbatoio orinale è stato modificato nella zona del tappo benzina: in questa zona
grazie all’eliminazione di un piano inclinato su cui era contenuto il tappo e grazie al
rifacimento di tutta la linea laterale della bombatura superiore, appare ora più
semplice e adatto allo stile globale della moto. Per le zone che prevedevano
l’apporto di materiale per la costruzione della nuova linea di bombatura è stato
effettuato non attraverso l’utilizzo di stucco per carrozzieri ma attraverso
metallo apportato tramite saldatura. Il tappo benzina originale è stato eliminato
per lasciare posto ad un tappo Monza posizionato a lato nella parte anteriore del
serbatoio. Purtroppo, l’eliminazione del foro del tappo benzina originale non è
stato possibile poiché da qui vi è l’accesso per la pompa carburante ad immersione
posta proprio all’interno del serbatoio. E’ stata anche pensata l’eliminazione di
questa pompa ad immersione con una esterna, ma lo spazio a disposizione nel
sotto-serbatoio non era sufficiente. Si è quindi optato per un coperchio
d’ispezione sotto al quale sono state posizionate le 2 valvole di sfiato per i vapori
benzina. Il serbatoio è stato inoltre impreziosito attraverso una cinghia di vero
cuoio, fatta a mano, che sembra tenere quest’ultimo legato al telaio. Grande
lavoro è stato fatto anche per quanto riguarda la parte elettrica: l’80%
dell’impianto è stato modificato. L’eliminazione del blocchetto chiave, di tutto il
commutatore destro hanno lasciato spazio ad un avviamento “diverso” della
moto: 2 pulsanti con protezione in pieno stile aeronautico, sono ora necessari per
sentire rombare il motore. Questi sono alloggiati sul lato destro su un supporto
d’alluminio di forma triangolare che risulta essere “sospeso” poiché nessun
collegamento con il telaio è visibile. Questo supporto è comunque rimovibile per
permettere le eventuali operazioni di manutenzione, nonostante non vi sia
nessuna vite che lasci presagire questo. Sullo stesso supporto è presente la spia
del “folle”. Anche le spie sono state ridotte al minimo: oltre al “folle”, sono
presenti altre 2 spie a led, posizionate nella piastra superiore di sterzo, per
segnalare benzina e pressione olio. Tutto il cruscotto originale è stato sostituito
con l’adozione del solo contagiri donato da un Harley. Le bobine d’accensione sono
ora visibili entrambe sul lato sinistro, una è stata mantenuta in posizione originale
mentre la seconda è stata applicata al telaio con il suo supporto originale non più
saldato al telaietto anteriore (scomparso) ma direttamente al telaio principale. I
fili che dalle bobine che vanno a portare corrente alle candele sono ora stati
rivestiti con del tubo in acciaio. I due fili sono poi tenuti insieme da un “fermaglio”
a forma triangolare in alluminio fatto a mano. Anche il sensore di temperatura
aria, posto nel telaietto anteriore, è ora stato posizionato in mezzo ai due cornetti
di aspirazione della scatola filtro. Quest’ultima vede ora dei passaggi per
l’aspirazione dell’aria maggiorati, sia per questioni di prestazioni, ma soprattutto
per far uscire meglio il rombo d’aspirazione del motore dalla scatola filtro stessa.
La scatola fusibili, alloggiata anch’essa nella parte anteriore, è stata posizionata
sotto la sella. Il commutatore sinistro originale in plastica è stato sostituito da uno
in acciaio molto più datato sia nello stile che nella data di fabbricazione poiché era
una rimanenza di magazzino, nuovo, conservato nel suo scatolo originale in vero e
proprio stile retrò! Infine la luce stop posteriore: questa è posizionata sopra la
targa e la lampadina interna è formata da 3 led che vanno anch’essi a formare un
triangolo. Tutto il gruppo targa/luce posteriore è posizionato a lato della moto in
maniera tale da lasciare libero all’occhio tutta la parte posteriore mostrando
appieno pneumatico e le bocche dello scarico. Gli scarichi sono due: uno
posizionato a lato e l’altro sotto il codino. Entrambi i collettori sono stati realizzati
a mano senza nessuna traccia di giunzioni. I collettori sono stati infine rivestiti con
delle fasce termiche di colore bianco nonostante siano stati verniciati con vernice
termica nera. I due silenziatori sono dei SuperTrapp, naturalmente aperti, dei
quali, quello sotto sella e stato incurvato per andare a trovare e congiungersi con
il collettore proveniente dal cilindro verticale. Anche qui, nessuna traccia di
modifica è visibile nonostante un intenso lavoro di taglio e “cucito” e la curva che
ne è nata appare pulita, lineare e morbida. L’altro silenziatore,quello posto a lato
ha conservato il sua andamento rettilineo originale. Naturalmente, i supporti dei
silenziatori sono stati modificati e vedono ora l’adozione di silent block. Il
passaggio dello scarico sotto sella ha però costretto all’eliminazione della
vaschetta di condensazione dei vapori olio motore poiché quest’ultima ingombrava
ed impediva il passaggio del collettore. Tale vaschetta è stata sostituita da una
lattina di “Jack Daniel’s” la quale dopo essere stata privata del suo contenuto
(non di certo buttato nel lavabo!!!) e del fondo e stata incapsulata su un nuovo
fondo, realizzato partendo da lastre di acciaio, che vede due raccordi per
l’attacco dei due tubi, uno proveniente dal motore, l’altro diretto alla cassa filtro.
Il nuovo fondo divide la lattina in due camere attraverso una paratia centrale in
modo da poter allungare il percorso dei fumi d’olio ed ottenere maggiore efficienza
nella condensazione dei vapori. Attraverso specifici fori, l’olio condensato nella
parte superiore può scendere nella camera inferiore e poi attraverso il raccordo
inferiore ritornare al motore. Anche la lattina non mostra nessun evidente
supporto al telaio ed è comunque separabile da quest’ultimo attraverso due
semplici viti. Il coperchio copri frizione di base era totalmente chiuso, ora vede
quattro aperture sempre di forma triangolare più un foro centrale. Per il
parafango anteriore si è partito da uno decisamente più voluminoso che in
seguito è stato ridotto. È montato attraverso quattro bulloni che s’avvitano
direttamente al supporto attraverso quattro fori filettati. Il supporto ha richiesto
un certo impegno per la realizzazione della simmetria tra parte destra e sinistra,
cosa non semplice visto le numerose curve che lo formano. Ad impreziosire questa
parte, e l’intera moto, è la pinna presente sul parafango. Si è partiti da un foglio
d’acciaio al quale è stata prima data la forma iniziale affusolata simil goccia in
seguito è stato fatto l’intaglio che forma il bassorilievo della scritta ducati e del
numero 59, il tutto inciso a mano! Anche “l’ala” che racchiude il nome Ducati è
stato fatto a mano incidendo l’acciaio con bulino e martello. Questo vero e proprio
lavoro certosino è presente su entrambe le facciate. Altro tocco di pregiata
manodopera e abilità nell’utilizzo del tornio è rappresentata dalle vaschette per il
liquido della pompa freno anteriore e della pompa frizione nonché dal tappo del
serbatoio per il liquido freni della pinza posteriore. Le due vaschette sono state
ricavate dal pieno, da un pezzo di acciaio cromato (stelo ammortizzatore auto) al
quale oltre ad essere stato ricavato lo spazio interno per alloggiare l’olio freni, la
filettatura per avvitare il tappo, è stato creato sullo stesso pezzo, in monoblocco,
un incastro a forma di “fungo” in maniera tale che queste potessero essere
posizionate direttamente sulle pompe senza l’ausilio di ulteriori raccordi. Questo
incastro è stato poi forato per mettere in comunicazione vaschetta e pompa. I
tappi sono stati ricavati da dei tappi motore di derivazione automobilistica che
dopo essere stati ridimensionati hanno visto la creazione di un incavo per ospitare
un o-ring di tenuta fra tappo e vaschetta. Un ulteriore gola per ospitare un altro
o-ring è stata creata all’esterno delle vaschette stesse, ma questo è puramente
decorativo. Sempre nella zona dello sterzo spicca il rosso delle fasce in microfibra
avvolte intorno ai semimanubri che vanno a formare le nuove manette dello
sterzo. Per il tappo del freno posteriore si è partiti da un grezzo d’alluminio
lavorato al tornio. I fori appena incisi sulla parte superiore vanno a richiamare
quelli presenti sul bullone della piastra di sterzo superiore. Il tappo originale è
stato inglobato in questo nuovo tappo d’alluminio e i due sono divenuti un
tutt’uno, grazie ad un incastro, al fine di garantire semplicità di smontaggio e
sicurezza per la perfetta tenuta del liquido freni. Il “foro” compare anche nei due
fianchetti sottosella. Per la realizzazione di questi componenti s’è partiti da un
foglio di alluminio il quale è stato sagomato e forato. Sono legati al telaio
attraverso due viti poste in vista vicino ai fori, dopo varie prove, questa è stata
ritenuta la scelta stilistica più appropriata per dare armonia al singolo pezzo e
all’insieme della moto. S’è scelto a ragione l’uso di viti dalla testa leggermente
usurata per adattarsi meglio allo stile “vecchio” della moto. I fianchetti presenti
nella zona anteriore hanno una funzione estetica per coprire parte del cablaggio
della moto altrimenti visibile: realizzati in alluminio sono stati poi rivestiti con la
pelle usata per la realizzazione del sedile e dotati delle stesse cuciture rosse
presenti nel sedile. Il sedile stesso è stato realizzato su misura ed è separabile dal
codino attraverso quattro semplici dadi. Il “vecchio” è predominate nella
verniciatura sia del telaio che delle altri componenti della carrozzeria. E’ stato un
lavoro attento e delicato quello di scegliere come far apparire nelle giuste
dimensioni e proporzioni le “macchie di vecchio”. La verniciatura è quella che più
ha goduto di questa filosofia: la scelta dei colori e dei toni soprattutto, le
sfumature , l’uso di opachi al posto dei più vivi lucidi sono scelte maturate con il
tempo e con attenzione al particolare. Della sezione verniciatura fanno parte le
aerografie che compongono il codino: da un lato il numero 59, che non ha bisogno
di spiegazioni sul perché di questo numero, dall’altro un asso di picche avente in
corpo una scacchiera bianco/nera e a cornice il nome della nostra azienda che sta
venendo letteralmente alla luce: la “Café Racer Factory”. Alcuni tocchi di pin
striping danno eleganza là dove sono stati creati. “L’invecchiamento” fa la sua
comparsa in tuta la moto ed il telaio non poteva astenersi: dopo essere stato
completamente sverniciato è stato interamente passato a mano, tubo per tubo,
con della tela abrasiva in modo che apparisse la lucentezza dell’acciaio. Questa è
inoltre evidenziata dai segni che la tela ha lasciato impresse nell’acciaio: micro-
rigature simile a quelle lasciate dalla lavorazione al tornio, tutte dirette in
direzione perpendicolare all’asse del tubo su cui sono impresse, le quali offrono dei
riflessi ad effetto specchio dei raggi del sole non appena che queste ne sono
colpite. Il telaio è stato fatto poi arrugginire non a caso ma con l’uso di una
tecnica, scoperta per caso, semplice ed efficace che ha permesso di decidere dove
la ruggine dovesse comparire. Solo in seguito è stato ricoperto con uno strato di
vernice trasparente lucida. La verniciatura ha anche riguardato il forcellone,le
forcelle e varie parti del motore stesso. Le cinghie della distribuzione sono in vista
e a coprire le pulegge degli assi a camme ci sono due shuriken (le stelle ninja)
realizzate anch’esse a mano partendo da un sottile foglio d’alluminio. Ovviamente
le tre punte toccano idealmente i tre vertici di un triangolo. L’ultima chicca che da
carattere alla moto sono i tappi del telaio: fondelli di vere cartucce Winchester
calibro 12 munite d’innesco. Queste insieme alla lattina di whisky spiegano il
perché del nome di questo allestimento: “La Gjiegjia” (si legge la ghiegghia)
termine con cui si indicano gli albanesi residenti qui nella provincia cosentina
venuti in Italia nel periodo della dominazione turca e poi stabilitisi in alcune aree
del sud Italia. La moto nasce in un paesino di origine albanese in cui si conserva
ancora l’uso dell’antica lingua nella vita quotidiana. Il termine ghiegghio viene
soprattutto usato in senso negativo ad indicare queste persone famose
soprattutto in tempi passati per la loro fama di grandi bevitori (la lattina di Jack
Daniels ) e per l’abilità e la facilità con cui usavano le armi da fuoco (le cartucce
Winchester) tanto da essere ritenuti più pericolosi dei lupi stessi. Pertanto la
moto, nata in una di queste comunità, costruita dalle mani di persone ghiegghie,
non poteva che assorbirne il loro mito come una spugna!

Eugenio Candreva "Cafe racer Culture"

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Thank You!

  • MotoCorsa 26 months ago

    Thanks for the translation Arrick, and ducachef- great job!

  • Author
    ducachef 26 months ago

    THANKS ARRICK...Grazie!

     

  • Arrick 26 months ago

    Not perfect, but here’s the translation from Google:

     

    The bike was born on an injected 900 ff. The first change concerned the 
 frame. The back was cut to shorten the bike. In the frame 
 latter was kept the trend of the top tube, while the 
 bottom has been cut and bent both upwards and inwards to 
 be joined to the top so that you can tighten the rear 
 to accommodate the tail width much smaller than the original 
. These parts were machined in such a way as not to perceive 
 no welding or modifications, both to the touch at the sight, so that the frame 
 preserve a unique line in the lower tube to give aesthetic lightness. The light was also obtained from the triangle that now the two tubes of the rear frame 
 form. The bike also because the bare chassis, preserves in its rear part 
 lightness and slenderness. Also in the bare chassis, you may notice that the 
 frame under the seat was created also in tubes for 
 not seem a part of him than the rest of the frame. Even here, some welds are indistinguishable 
 while those that bind the frame to the rear frame saddle 
 were left with a view to follow the stylistic feature of the house used in rest of the frame. The frame then saw the removal of all media for 
 hulls no longer necessary and part of the cabling media to keep a clean 
 the famous "ticking". Clearly, the points where these changes are not seen 
 no imperfections such as to suggest the past presence of a few pieces 
 now disused. The front subframe has been completely eliminated, has been preserved 
 just plug it in the original frame. This piece is now 
 upside-down from its original location going to be 
 used as support for the headlight to the frame inside, 3 sockets, 2 fixed to 
 support a joint to the plate that holds the headlight to headlight support himself, 
 form a first adjusting the height of the light. The movement is allowed through the loosening of a bolt (not chosen by chance as a form of head) 
 is to use a bushing fixed to the support, threaded, as a bolt. The lighthouse is from a Kawasaki Drifter 800. The rims are from a 1000 sports. 
 The adaptation of the latter has seen the replacement of bearings, bushings 
 thrust inside the hub of the circle, centering shims new and changing media 
 rear caliper. Although the platforms are from a 1000 sports. The 
 tank urinal has been changed in the area of ​​the fuel cap: in this area 
 through the elimination of an inclined plane on which was contained the cap and through 
 renovation of the entire lateral line of the bubble top, now appears more 
 simple and suited to the style global motion. For areas which included the addition of materials for the construction of the new line of curvature 
 was carried out not through the use of filler metal beaters but through 
 made by welding. The original fuel cap was removed to give way to an 
 Monza cap positioned on the side of the front 
 tank. Unfortunately, the elimination of the hole in the original fuel cap was not possible because 
 from here there is access to the fuel pump immersion 
 placed just inside the tank. E 'was also meant the elimination of this 
 submersible pump with an external, but the space available in the sub-tank 
 was not enough. It is therefore proposed to cover inspection 
 under which were placed the 2 vent valves for gasoline vapors 
. The tank has also been enhanced through a belt 
 real leather, made by hand, which seems to keep it tied to the frame. great work has been done also with regard to the electrical part: 
 80% of the plant has been modified. The elimination of the key block, around the right switch 
 have given way to a start-up "different" 
 of motion: 2 buttons with aircraft-style protection, are now needed to 
 hear the engine roar. These are housed on the right side on a support 
 triangular aluminum that appears to be "suspended" because no 
 connection with the frame is visible. This support is still removable for 
 allow any maintenance, although there is no screw 
 which predict this. On the same substrate is the indicator of 
 "crazy". Even spies have been reduced to a minimum: in addition to the "crazy", are present 
 other 2 LED lights, positioned in the upper steering plate, 
 for reporting gasoline and oil pressure. All the original dashboard has been replaced with the adoption of only 
 tachometer donated by a Harley. The ignition coils are 
 now visible both on the left side, one was kept in its original position 
 while the second was applied to the frame with its original source is no longer welded to the frame front 
 (deceased), but directly to the main frame. The wires from the coils going to bring power to the spark plugs have now been 
 coated steel pipe. The two wires are then held together by a "clip" 
 triangular-shaped hand-made aluminum. The air temperature sensor, located in the front subframe, has now been placed between the two horns 
 suction filter box. The latter can now see the steps for 
 the increased intake, either for performance reasons, but mainly to get out more 
 the roar of the engine intake air box itself. 
 The fuse box, which is also housed in the front 
 was placed under the seat. The switch left the original plastic has been replaced by a steel 
 much is dated in style and date of manufacture because it was a remnant 
 warehouse, new, kept in its original box and in true retro style 
! Finally, the rear brake light: 
 This is located above the license plate and the interior light is formed by 3 LEDs that are also to form a triangle 
. The whole group license plate / tail light is positioned at the side of the bike in such a way as to leave free 
 across the back of the eye showing 
 full tire and exhaust vents. Drains are two: one 
 positioned at the side and the other under the tail. Both collectors were 
 made by hand with no trace of splice. The collectors were then coated with 
 wraps of white despite being painted with black thermal 
. The two of SuperTrapp mufflers are of course open, 
 of which, under the saddle and was curved to visit and join with 
 the manifold from the cylinder vertical. Even here, no sign of change is visible 
 despite intensive work of cutting and "sewing" and the curve that he was born 
 looks clean, smooth and soft. The other silencer on the side that has retained its 
 original straight line. Of course, the media 
 silencers have been modified and now see the adoption of silent blocks. The passage of the exhaust under the seat, however, has forced the elimination of vapor condensation 
 tank engine oil since it cluttered 
 and prevented the passage of the manifold. This tray has been replaced by a 
 can of "Jack Daniels" which after being deprived of its content 
 (certainly not thrown in the sink!) And the fund has been encapsulated in a new 
 bottom, made from non-coated steel , which sees two connectors for 
 the attack of the two tubes, one from the motor, the other directed to the airbox. 
 The new fund will divide the can into two rooms through a bulkhead central 
 order to lengthen the path of smoke 's Oil and achieve greater efficiency in 
 vapor condensation. Through specific holes, oil condensate 
 in the upper part down to the lower chamber and then through the link below 
 back to the engine. Even the can not show any obvious 
 support frame and is still separated from the latter by means of two screws 
 simple. The lid cover clutch base was completely closed, now sees 
 four triangular openings ever more a central hole. For the front fender was started from a much more voluminous than in 
 below has been reduced. It is mounted with four bolts s'avvitano 
 directly to the support through four threaded holes. Support 
 took some effort for the realization of the symmetry between the left and right, is not easy 
 seen the many curves that form. To embellish this 
 part, and the whole bike, it's the fin on the fender. We have gone from a sheet of steel 
 which was first given the drop in initial form tapered like 
 the carving was done after forming the relief of ducats and a written 
 number 59, all carved by hand! Even the "wing" which includes the name Ducati 
 was done by hand engraving the steel chisel and hammer. This real 
 meticulous work is present on both sides. Another touch of 
 valuable manpower and skills in the use of the lathe is represented by tubs 
 liquid pump front brake and clutch master cylinder and the cap of the brake fluid reservoir for 
 the rear caliper. The two trays were 
 billet, from a piece of chrome-plated steel (rod shock car) to 
 as well as being housed in the interior space to accommodate the brake fluid, the 
 thread to screw the cap, was created on the same piece , in a single block, 
 an interlocking-shaped "mushroom" so that they could be placed directly on the 
 pumps without the need for additional fittings. This joint was then drilled in order to connect the tank and pump. The plugs were cut from the plugs from the automobile engine, which after being resized 
 have seen the creation of a groove to accommodate 
 an o-ring seal between cap and tank. Another throat to host another 
 O-ring has been created outside of the pots themselves, but this is purely decorative 
. In the same area of ​​the steering dominated by the red bands wrapped around the handlebars 
 microfiber that form the new handcuffs 
 steering. For the cap of the rear brake has started with a raw aluminum 
 worked on the lathe. The holes are just etched on the top 
 to call those on the upper steering column plate bolt. The original cap has been incorporated into this new aluminum cap and the two have become an 
 one, thanks to a joint, to ensure ease of disassembly and 
 security for the perfect seal of the brake fluid. The "hole" also appears in the two side panels 
 saddle. For the realization of these components 
 She's started with a sheet of aluminum which has been shaped and drilled. are tied to the frame by two screws in sight near the holes, after several tests, this was considered the 
 style was more appropriate to give harmony to the whole piece, and 
 the bike. She's chosen because the use of screws from the head slightly worn 
 to better fit the style "old man" of the bike. The side panels present in the front have an aesthetic function to cover part of the wiring of the bike 
 otherwise visible in aluminum were then coated with 
 leather used for the construction of the seat and equipped with the same red stitching 
 in the seat. The seat itself has been custom made and is separated from the tail 
 through four simple dice. The "old" is predominant in both 
 painting of the frame of the other components of the body. It 'was a careful and delicate work 
 to choose how to show 
 in the right size and proportions of the "old stains". The painting is one that has enjoyed more 
 this philosophy: the choice of colors and tones especially, 
 shades, the use of opaque instead of the more vivid transparencies are chosen 
 matured with time and with attention to detail. Section painting are part of the 
 airbrush that make up the tail: on the one hand the number 59, which does not need 
 an explanation as to why this number, the other an ace of spades with at 
 body a checkerboard / white and black frame name of our company that is literally coming to light: the "Café Racer Factory." Some touches of pin striping 
 give elegance where they were created. "Aging" makes its appearance in 
 suit the bike and the frame could not refuse: After being completely unpainted 
 the past has been entirely hand, hose pipe, 
 with the emery cloth so that it appeared the shiny steel. This is also evidenced by signs that the canvas has left imprinted in the steel: 
 micro-grooves similar to those left by turning, all directed in the direction perpendicular to the tube axis 
 on which they are embedded, which offer reflections 
 effect mirror of the sun's rays as soon as these are affected 
. The frame was made not by chance then rust but with the use of a 
 technique, discovered by chance, simple and effective tool that has allowed us to decide where 
 rust should appear. Only later was covered with a layer of clear gloss 
. The painting has also covered the swingarm, forks and 
 various parts of the engine itself. The straps of the distribution are in sight 
 and cover the camshaft pulleys are two shuriken (ninja stars) 
 also made by hand from a thin sheet of aluminum. Obviously the three points touching 
 ideally the three vertices of a triangle. The last gem that 
 character to the bike frame are the caps: 
 bottoms of real cartridges Winchester 12 gauge fitted ignition. These together with the can of whiskey explain 
 because of the name of this exhibition: "The Gjiegjia" (read the ghiegghia) 
 term used to indicate the Albanians residing here in the province of Cosenza 
 came to Italy in the period of Turkish rule and then settled in some areas of southern Italy. The bike was born in a village of Albanian origin in which it still retains 
 ancient language use in everyday life. The term ghiegghio is 
 mostly used in the negative to indicate these famous people 
 especially in the past for their reputation as big drinkers (the can of Jack 
 Daniels) and the ability and the ease with which they used firearms (cartridges Winchester) so as to be considered more dangerous than the wolves themselves. Therefore, the 
 motion, born in one of these communities, built by the hands of people ghiegghie, 
 could not absorb their myth like a sponge! Eugene Candreva 
 
 "Culture Cafe Racer"

     

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